Il paese di Decimomannu è situato nella pianura del Campidano anticamente denominata "Dorida" per la sua fertilità. Tutto il territorio è pianeggiante e l'altitudine media è di 12 m. s.l.m. dista da Cagliari 17 km e confina a N con il comune di
Villasor, a NE con quello di S.Sperate, a W con quelli di Villaspeciosa e
Decimoputzu, a S con i comuni di Assemini e Uta. Il clima è di tipo mediterraneo sub-arido, dominato da masse d'aria calda tropicale e dai venti occidentali.
Le estati sono calde e le temperature max (40 gradi) si registrano nei mesi di Luglio e Agosto;
gli inverni sono miti e raramente si raggiungono valori minimi al di sotto dello zero. Il territorio è povero d'acqua e i corsi d'acqua principali sono: rio Sesi - Flumini Mannu e il rio
Flumineddu. Per la sua posizione topografica Decimo ha sempre avuto un'importante funzione itineraria, in epoca romana la famosa via che da Caralis conduceva a Sulcis (odierna S. Antioco) passava per Decimo. Attualmente Decimo è fondamentale nodo ferroviario e viario, che collega Cagliari con il Nord Sardegna e il
Sulcis-Iglesiente. Le comunicazioni con il capoluogo e i paesi vicini sono favorite dai pullman forniti dal C.T.M. e
dall'ARST.
Nel territorio di Decimo sono stati rinvenuti reperti archeologici di vario tipo. Tracce sicure di nuraghe rimangono nei dintorni di Decimo, nelle campagne di
Uta, Decimoputzu e Villaspeciosa. Di rilevante importanza è il complesso monumentale di
Monte Truxionis ubicato nell'isola amministrativa di Decimomannu. Esso è costituito da un nuraghe e un annesso villaggio. La torre nuragica appoggiata ad un grosso roccione naturale è posizionata in un punto particolarmente strategico. Durante i lavori della stazione ferroviaria (1879/80) furono riportati alla luce reperti di una necropoli fenicio-punica. Osservando Decimo attraverso i tempi è possibile dire che ha con Cagliari e molti paesi del Campidano una storia comune da raccontare, subì le stesse dominazioni straniere e le stesse crisi economiche. Il nome del paese è di origine romana, esso infatti si trova alla decima pietra miliare sulla strada militare romana che da Cagliari portava al
Sulcis. Il comparativo MAIOR gli venne dato per distinguerlo da un omonimo centro vicino, chiamato PUPUS che nel dialetto arcaico è sinonimo di PICCIU cioè minore, storpiato poi nella parlata volgare in
PUTZU. Così al nostro DECIMO MAIOR si contrapponeva DECIMO PUTZU. La sua romanità è dimostrata dai numerosi ritrovamenti di vasi, statuette, sarcofaghi, esaminati dal can.
G.Spano.
Ancora lo Spano ricorda che in epoca romana in "Decimo Maiore" si producevano tegole,
ceramiche, coperture tombali in terracotta e pare che ad esso si riferisse Plinio quando parla della
"Sarda Creta" (Spano B.A.S. n°5 anno Vili 1862, p.78). Di tale attività a Decimomannu non è
rimasto nessun interprete già dagli anni '50 periodo in cui l'ultimo artigiano figulino ha interrotto
la sua produzione, mentre è rimasta fiorente nella vicina Assemini.
I Monumenti degni di nota che ancora oggi possiamo ammirare nel nostro territorio sono due ponti: uno sito in località "Bingia Manna", sul tracciato della strada romana Caralis -
Sulcis, che attraversa Rio Sesi e Fluminimannu tra Decimomannu e Uta, costruito originariamente con blocchi calcarei squadrati e successivamente oggetto di diversi restauri e devastanti interventi umani in occasione di opere idrauliche; l'altro è in località
"Spainadroxiu" e vi si arriva direttamente dalla S.S. 130, di origine medievale,
chiamato dai decimesi su "Ponti de su Tiaulu" o de "Is Aramigus" ed é ancora in ottime condizioni
strutturali. Entrambi i ponti, a seguito di recenti interventi di ripulitura e restauro conservativo,
possono essere agevolmente visitati.
Tra i nostri monumenti, anche se la sua storia non è strettamente collegata a
Decimomannu, c'è da
segnalare il sarcofago di Violante Carroz, figlia di Giacomo viceré di Sardegna e contessa di
Quirra che nel 1508 fu processata e condannata per l'impiccagione del suo cappellano, don G.
Castangia, a un balcone del suo palazzo di Ales.
Si racconta che poi la nobildonna, pentita del delitto, visse il resto dei suoi giorni nel chiostro di S.Francesco di Stampace a Cagliari, dove
morì e fu sepolta in un sarcofago di pietra del quale successivamente entrò in possesso la famiglia Cao-Pinna portandolo a
Decimomannu.
Il paese è sempre stato molto religioso, lo testimoniano i numerosi luoghi di culto esistiti nei secoli scorsi e la venerazione della Vergine Martire S.Greca tramandataci fino ai nostri giorni. Sulla base di testimonianze per lo più documentali si ricordano le chiese di S. Nicolo, S. Leonardo, S. Giorgio, S. Pietro, S. Giacomo, S. Vito, S. Marco, ormai scomparse. Attualmente ritroviamo la chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate, patrono di Deimomannu e
quella di S. Greca, compatrona di Decimomannu dal 29.09.2001.
La chiesa di S. Antonio Abate fu edificata nel cinquecento, l'architettura interna presenta linee tardo
gotiche. Di notevole rilievo sono i capitelli gotici dei pilastri sul lato delle navate e la fonte battesimale del 700. La facciata è impreziosita da un portale gotico e da un rosone, sul lato sinistro si erge la torre campanaria. La chiesa ha subito nel tempo dei rifacimenti, ma in seguito ai lavori di restauro del 1995 è stata riportata alla bellezza originale.

La chiesa di Santa Greca sorge a sud-ovest del paese. Del Santuario si hanno notizie certe a partire dal 1500, venne edificato su una chiesetta più antica che aveva annesso un monastero di monache.
La chiesa ha subito nel tempo alcune modifiche, nel 1933 fu demolita la "lolla" che nel periodo della festa era riservata ai venditori di argenteria, gioielli e altre cose di valore. L'interno della chiesa è semplice e riceve luce da una piccola cupola nelle cui lunette sono rappresentati gli episodi più importanti del martirio della Santa.
Il culto di S. Greca si tramanda di anno in anno attraverso tre momenti ricorrenti il 12 gennaio, il 1° maggio e l'ultima domenica di settembre. Il 12 gennaio si ricorda il martirio e la morte, il 1° maggio i decimesi manifestano la loro devozione alla santa senza grandi clamori in modo quasi privato, l'ultima domenica di settembre è invece l'apoteosi della manifestazione della devozione di tutta la Sardegna alla Vergine e Martire, si ricorda l'Incoronazione solenne avvenuta il 30 settembre 1928 e che fino al 1950 era occasione di una grande fiera di bestiame, che oggi si è trasformata in una grande sagra alla quale partecipano centinaia di commercianti provenienti da tutta la Regione e anche dalla Penisola con circa 400 spazi di suolo pubblico assegnati agli
operatori e la presenza di oltre 100 attrazioni di spettacoli viaggianti di tutta la Sardegna. L'aspetto religioso è puramente votivo: i pellegrini si recano al santuario per invocare la grazia o per ringraziare di averla ricevuta, facendo dono di preziosi di ogni genere.
I festeggiamenti religiosi iniziano il venerdì con il rito della vestizione del simulacro.
Il sabato è la giornata più importante dal punto di vista religioso, col momento dell' "Incontro" della reliquia della Santa e il suo simulacro. La domenica si svolge l'imponente processione con la partecipazione di centinaia di fedeli a seguito
del simulacro della Santa e della sua reliquia e altre migliaia di persone schierate lungo il percorso. Il lunedì si svolge la seconda processione che varia da quella della domenica solo nel percorso. Il martedì si concludono i festeggiamenti religiosi con la cerimonia della "Separazione" della reliquia dal simulacro, il primo torna nella chiesa di
Sant'Antonio dove viene custodita tutto l'anno e il secondo viene
riaccompagnato nella chiesa di Santa Greca.
La tradizione riguardo al martirio subito dalla Santa racconta di tormenti atroci inflitti alla giovane Greca nel periodo delle persecuzioni dei cristiani sotto l'impero di Diocleziano (304
d.C), che si concludono tragicamente con la decapitazione. Oggi il pellegrinaggio si svolge senza le plateali penitenze che fino a qualche decennio orsono erano oltremodo esagerate, alcune delle quali rievocavano l'antica tradizione che vedeva il penitente trasportare a spalla le catene che ancora oggi si possono vedere nella cripta, oppure andare in ginocchio strisciando la lingua per terra. "Ma poiché tutti i salmi finiscono in gloria, lo scioglimento dei voti e i riti religiosi non impediscono gli allegri e spensierati simposi ed il mistico odore dell'incenso si confonde col fumo grasso e penetrante dell'arrosto che si diffonde leggero nell'aria che invade con prepotente insistenza ogni più riposto angolo della sagra...". "Fervore religioso e spensierata allegria che si fondono per dare vita e colore alla sagra autunnale di
Santa Greca in un'atmosfera di serena distensione.
A Sant' Arega andeus
tottus a una cambarada
e a donni torreus cun sa conca
segada!
È il ritornello delle allegre comitive che giungono numerose
alla sagra.
(tratto dall'articolo apparso sul quotidiano L'Unione Sarda del 22 settembre 1961 firmato dal maestro Francesco Ponti allora corrispondente da Decimomannu del quotidiano sardo).
Molto sentite dai
decimesi, tra festeggiamenti civili e religiosi, sono inoltre le sagre di S. Antonio Abate patrono di Decimomannu che si festeggia il 17 gennaio, preceduta nella notte del 16 dall'allestimento di alcuni grandi falò organizzati in varie zone del paese; S. Isidoro patrono degli
agricoltori che si festeggia l'ultima domenica di maggio, la festa di S. Giacomo
che ricade il 27 luglio organizzata dagli abitanti del medesimo quartiere.
All'inizio del secolo Decimo era costituito da un modesto centro abitato e da terreni che si
espandevano a partire dalle scuole attuali. Oggi possiamo individuare il centro storico delimitato
da Via Dritta, Via Regina Elena, Corso Umberto, Via Nazionale. La piazza più importante è
Piazza Municipio così chiamata perché ospita il palazzo comunale. In un angolo della piazza
sorge il monumento ai caduti delle due guerre mondiali dove è incisa una frase molto significativa:
"ARREGORDA CHI SU SARDU NON
TORRAD'AGÒ"
(RICORDA CHE IL SARDO NON TORNA
INDIETRO)
Retrostante la Parrocchia, ad angolo tra la Via Cagliari e Corso Umberto troviamo la "Piazza Balli" talvolta utilizzata nelle manifestazioni paesane.
Nel centro storico accanto a fabbricati recenti, troviamo alcune delle costruzioni più antiche del paese che si sono conservate nel tempo.
Le più importanti sono:
la casa degli eredi di Don Vincenzo
Sanna, discendente del Conte Cao ,che si affaccia su Via Dritta, Via Conte Cao, Via
S.Greca;
la casa degli eredi di Don Battista Diana in Via Stazione;
la casa di Michele Serra, padre di Cavalier Serra, in Corso Umberto ;
la casa degli eredi di Fedele Collu in Via Stazione; la casa del conte Lostia in Corso Umberto.
Queste case campidanesi sono in genere caratterizzate da un cortile anteriore molto ampio e da uno posteriore di dimensioni ridotte. Lungo la facciata della casa è sempre presente "sa lolla" (o loggiato) necessaria per creare una zona d'ombra nel clima estivo molto caldo. Gli ingressi sono costituiti da ampi portali in legno che
permettevano il passaggio di carri e che spesso portavano incise le iniziali del proprietario.
Osservando la carta di Decimo è possibile individuare 10 rioni con caratteristiche particolari.
FORADA MANNA
Il nome di questo rione deriva dal fatto che in tempi antichi venivano raccolte le acque piovane in una grande fossa. Esso comprende il grande complesso scolastico costituito dalle scuole materna, elementare, media e dall'Istituto Tecnico Commerciale. Vicino alla zona in cui sorgono le scuole si dice che un tempo si trovava il "campo degli spiriti", un'area ricca di paludi dove alcune persone avevano perso la vita.
IS ARGIOLAS
In questo rione, in passato si trovavano le AIE dove gli agricoltori ammucchiavano il grano per ripulirlo con l'aiuto del vento. Tutt'intorno era un susseguirsi di campi e frutteti e le attuali vie seguono il tracciato delle antiche strade di campagna che portavano ai campi. E' attraversato da Via delle Aie, la vecchia "Bia Casteddu" che collegava Cagliari con
Decimo, Villasor, Serramanna e lungo la quale si trovavano osterie e bettole
(is buttegas de foras).
BAU SA CRUXI
Era una frazione di Decimo dove si trovava la chiesa di S. Marco. Di questo
antico insediamento rimane solo una strada, un tratto dell'antica "bia casteddu" che portava a
Cagliari. In questa località scorreva il riu Concias. Il quartiere è costeggiato dalla S.S.130. Vicino
a questa zona troviamo il già citato "PONTE IS ARAMIGUS".
FUNTANA CORONAS
Si trova tra il centro storico e la S.S.13O. Alla fine di V. Cagliari,
troviamo il vecchio lavatoio, dove le donne andavano a lavare i panni. Tra FUNTANA CORONAS
e RIU CONCIAS, in passato si trovava la strada dove avevano i loro laboratori e i forni di cottura
i vasai, "IS ISTREXIAIUS".
FUNTANA NOA
E' situato tra i rioni IS ARGIOLAS e FORADA MANNA. Esso prende
il nome da un pozzo con acqua potabile che si trovava all'incrocio tra V. Giardini e V. Fontana
Nuova. Oggi il pozzo non c'è più, ma sempre in quei pressi, vi è oggi una croce. Per questo oggi
questo rione è anche conosciuto come "rione croce santa". La V. Giardini è una delle strade più
importanti del rione, fu così chiamata perché tempo fa vi erano molti giardini (orti, frutteti ), il
più grande dei quali era quello del conte Lostia.
BINGIA FELIX o BINGIA MANNA
E' un rione di periferia e comprende l'ultimo tratto
di V. Nazionale. E' qui che sorge il già citato ponte romano. La zona è oggi attraversata dalla
linea ferroviaria.
S.GIACOMO
E' situato a ovest del paese e anticamente era adiacente al rione di S. Vito e
sorgeva sulla collina di S. Giacomo, oggi scomparsa. Sul sito dell'ambulatorio comunale un tempo
sorgeva il cimitero che è stato trasferito nel luogo attuale nel 1940/45.
SA SERRA
Questo rione è sorto di recente in un area ricca di frutteti e orti. È una zona
periferica sulla strada che collega Decimo con Assemini.
VILLAGGIO AZZURRO
È un rione periferico che sorge nella zona "IS CADDEUS" sulla
strada che unisce Decimo a Villasor, vicino all'aeroporto militare. Sorse per ospitare le famiglie
dei militari o comunque dei dipendenti della vicina base NATO.
PREDI CINISU
È compreso tra V. Regina Elena, V. Immacolata, V. Vittorio Emanuele e
Corso Umberto. Alcuni fanno derivare il suo nome da un prete che vi abitava. Altri dicono che
un tempo i carbonai buttarono la cenere in questa zona e le donne la usavano poi per lavare panni
e stoviglie.
E se la curiosità in voi è nata....
O
passageri, passendu in bidda nosta,
di accanta sìast oppuru de
lontanu,
firma su péi e prontu fai sosta
in custa zittadìna de
part' 'ecampìdanu
(A. Meloni)
|