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GUIDA D'ITALIA SULLA SARDEGNA EDITA DAL TOURING CLUB ITALIANO EDIZIONE 1984

CHIESA DI S. GRECA

Il santuario di S.Greca con facciata (ricostruita nel nostro secolo) rivolta verso la campagna, è noto soprattutto per il culto popolare tributato alla santa nei tre giorni di festa a partire dall'ultima Domenica di settembre. La chiesa, edificata alla fine del ‘500 nel sito ove, nel secolo XIV, sorgeva un monastero, fu radicalmente ristrutturata verso il 1777; da segnalare, all'interno, l'altare maggiore e il pulpito, lavori di Battista Franco. Nel corso dei restauri, nel 1933, fu demolito il portico d'ingresso e aperta una porta di accesso alla cosiddetta “prigione di S.Greca”, interessante per l'iscrizione che vi si trova.

CHIESA DI S. ANTONIO

Nel nucleo centrale del borgo, le cui abitazioni mantengono la tipologia della tradizionale casa campidanese in mattoni crudi, si trova, affacciata sull'alberata piazza principale, la parrocchiale di S.Antonio Abate, costruzione originariamente tardo-gotica, poi molto manomessa soprattutto nella facciata. L'interno si presenta più integro: nell'unica navata con archi trasversali che scandiscono la successione di quattro campate a copertura lignea, si innestano tre cappelle per lato, originarie quelle di destra, con volte a crociera costolonata, più recenti quelle di sinistra coperte a botte; pure di stile gotico-catalano è la volta stellare del presbiterio.

Tratto dal V capitolo “La chiesa parrocchiale, altre chiese e cappelle” - Francesco Colli - : La chiesa parrocchiale, costruita - pare - nel secolo XV, subì attraverso i tempi notevoli modifiche, fino ad avere la forma attuale. Porta il titolo di S.Antonio Abate. La sua facciata, senza timpano fino al 1923, è stata restaurata più volte. Nel citato anno venne anche convertita in circolare la forma rettangolare del finestrone della facciata. Il portale è di stile lombardo, ad arcate concentriche, che porgiamo su pilastri polistili. Sulla facciata è murata una lapide con una epigrafe, relativamente recente (26.11.1950) che ricorda la Visitatio Mariae. A sinistra, per chi guarda la facciata della chiesa, si erge il campanile. Nel 1815 fu sopraelevato per ottenere una cella campanaria, ma, purtroppo, non si tenne conto dello stile della facciata della chiesa. Curioso è il fatto che il mecenate dei lavori di sopraelevazione del campanile vi fece apporre una lapide con epigrafe, in cui si lamentava della ingratitudine della gente (decimesi). L'interno della Chiesa è costituito da una navata frammezzata da tre archi a sesto acuto e fiancheggiata dalle cappelle più antiche, pure con archi a sesto acuto e con volte a crociera, e a sinistra da cappelle più recenti, con archi a tutto sesto e a volte a botte. Il soffitto della navata è di tavole di legno, sostenute da travi pure di legno.

Nel coro sono ancora riscontrabili forme strutturali del medio evo. L'altare maggiore fu fatto costruire dal can. Giacomo Spiga Prebendato di Decimo, Cancelliere delle Contenzioni e Giudice delle Appellazioni. In origine erano di marmo solo la mensa e il paliotto, il resto in legno dorato. Ma nel 1789 esso fu tutto completato in marmo. Un'iscrizione ricorda chi lo fece costruire: Abb. Don Iac. Spiga Can. Huius Prebendae et Ap. Et Reg. Cancell. Fieri Fecit. Degni di nota sono ancora nella Chiesa:

  1. una pila per l'acqua santa del secolo XVI, che porta il nome dell'Arcivescovo Del Val, che resse la diocesi di Cagliari dal 1587 al 1595. Sull'orlo marmoreo circolare della coppa è stata incisa la seguente iscrizione: HICOSE POR MANDADO DEL(L) ILL.MO Y R (EV.)MO S(ENO)R DON (FRANCIS)CO DEL VAL ARC(O)B(IS)P(O) DE CALLER SIENDO CANONIGO EL IL(USTRE) S(ENOR) HIER (ONIMO) BRV.
  2. Il fonte battesimale, su base di marmo con intarsi, reca la data 1744.
  3. Il Lavandino di marmo della sacrestia, opera del secolo XVII.

Tra le sculture e le pitture, segnalate anche nelle visite pastorali (Relazioni Scritte) ricordiamo un'antica statua della Madonna d'Itria, d'ignoto autore e un quadro con la Vergine, il Bambino e S.Filomena, che sembra essere del Caboni. Degni di essere ricordati per un certo valore artistico e antiquario sono i seguenti oggetti d'argento:

  1. La Croce parrocchiale con lo stemma crociato dei Trinitari.
  2. Croce d'altare con piede a volute e foglie cesellate.
  3. Candelabri, alcuni con piedi cesellati.
  4. Carte Gloria di stile barocco; la centrale reca la figura di S.Greca, lavoro di cesellatura del secolo XVIII.
  5. Reliquario di Santa Greca (secolo XVIII).
  6. Lampada lavorata a sbalzo e cesellata (secolo XVIII).
  7. Secchiello e aspersorio per l'acqua benedetta.

Questi ed altri oggetti di pregio vengono usati nelle feste più solenni.

Tra gli altri monumenti anche se in verità la sua storia non è collegata a Decimomannu c'è da segnalare il Sarcofago di Violante Carroz conservato in un giardino di una casa di proprietà della famiglia Dacunto.

Violante Carroz, figia di Giacomo, vicerè di Sardegna, seconda contessa di Quirra, nel 1508 fece impiccare per mezzo di Nicola Erigi di Zeppara, il sacerdote Giovanni Castangia ad una finestra della casa che essa possedeva in Ales. Fu perciò processata e condannata. Ma riuscì ad andare in Spagna e ad avere dal re la remissione della condanna. Ci sono oscuri i motivi dell'omicidio e della remissione della pena.

Violante comunque si pentì e istituì presso la cattedrale di Ales un grande lascito per messe di suffragio per lei, da celebrarsi ogni giorno dalla sua morte in poi.

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