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Relazione Archeologica


REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA
COMUNE DI DECIMOMANNU (CA)

LAVORI TECNICI DI CONSOLIDAMENTO
E RISANAMENTO STATICO CONSERVATIVO
DEL PONTE ROMANO
SUL RIO FLUMINIMANNU E SUL RIO FLUMINEDDU

Copertina relazione archeologica

RELAZIONE ARCHEOLOGICA E
DOCUMENTAZIONE GRAFICA E FOTOGRAFICA
CANTIERE 1999-2000

Relatore: dott. Fabrizio Fanari

 

  
PREMESSA

Relazione archeologica Nel periodo compreso tra luglio 1995 e febbraio 1996 veniva effettuato il primo intervento di restauro e scavo archeologico nel ponte romano sul rio Fluminimannu, in agro di Decimomannu. In quell'occasione, oltre all'esecuzione degli urgenti lavori di restauro, vennero anche studiate le tecniche costruttive del ponte, di cui rimanevano ancora in piedi le prime tre arcate sul lato pertinente all'attuale territorio comunale di Decimomannu.

L'uso di blocchi squadrati in calcare locale, perfettamente lavorati e combacianti tra loro, insieme al confronto con i ponti di Porto Torres , S. Giusta, Allai ed Alghero, permetteva di datare l'opera all'inizio dell'Impero romano, tra la fine del I secolo avanti Cristo e l'inizio del I secolo dell'era volgare.

IL CANTIERE 1999-2000

Il ponte e la strada sul rio Fluminimannu (TAV. I - TAV. II - TAV. III - TAV. IV)

In occasione del nuovo cantiere, iniziato nel novembre 1999, veniva effettuato dapprima un saggio di scavo ai margini del rio Flumineddu, ormai a pieno regime d'acqua. Alcune strutture (Foto 02) presso l'alveo del fiume facevano ipotizzare la sopravvivenza del piano stradale antico anche in questa zona. Quest'ultimo emergeva puntualmente durante lo scavo (Foto 03), e trovava così conferma l'ipotesi della continuità strutturale tra i resti presenti all'ingresso del ponte e quelli sull'alveo fluviale. Dopo il saggio di scavo, si procedeva ai rilievi topografici, in modo da completare il piano quotato della sede stradale antica (TAV. I - TAV. II ).

Relazione archeologica Durante il cantiere 1995-96 erano state effettuate delle indagini di scavo, per verificare la possibilità di mettere in evidenza un lungo tratto di selciato stradale antico. Dopo pochi centimetri, al di sotto della strada sterrata moderna, era stato evidenziata in più punti la presenza dell'acciottolato antico, ancora in buono stato di conservazione. Durante l'ultimo cantiere si è quindi proceduto all'asportazione dello sterrato moderno (Foto 04), e alla messa in luce di circa 46 metri lineari di selciato stradale (Foto 06), tutto in ottimo stato di conservazione. Questo era costruito con ciottoli fluviali policromi (Foto 05), di dimensioni medio piccole, pressati direttamente sul terreno alluvionale. Si tratta di uno dei più ampi tratti di strada extraurbana antica oggi visibili in Sardegna.

Durante lo scavo sono emersi anche alcuni tratti del muro (Foto 08) che delimitava la carreggiata, e allo stesso tempo la proteggeva da possibili inondazione. Uno di questi tratti si trova davanti all'imboccatura del ponte, dove era stato realizzato uno slargo, destinato al parcheggio dei carri che dovevano attendere il passaggio di quelli provenienti dalla parte opposta. Probabilmente il muro venne ricostruito più volte, riutilizzando materiali antichi recuperati nel luogo, come mostra la presenza di un elemento di piccola colonna in calcare (Foto 07) posta al di sotto di un grande blocco squadrato.

Un altro bel tratto di muro antico (Foto 09), realizzato anch'esso con grossi blocchi squadrati di calcare locale, è visibile parallelo alla strada (Foto 11), all'ingresso dell'area archeologica per chi proviene da Decimomannu, del quale abbiamo osservato la presenza di almeno tre filari sovrapposti (Foto 10).

A parte lo scavo del selciato stradale antico, uno degli obbiettivi del cantiere 1999-2000 era quello di trovare nuovi elementi per interpretare alcune strutture murarie osservate durante un piccolo saggio di scavo effettuato nel cantiere 1995-96, la cui funzione era rimasta avvolta dal mistero. Si trattava di una muratura in grossi blocchi squadrati di calcare, messi in opera al di sotto del piano stradale antico, con il quale non sembravano avere un rapporto ben definito.

Relazione archeologica Sopra questa muratura era stato costruito un muro di delimitazione (Foto 12) della carreggiata, che per la tecnica costruttiva (Foto 13) sembra molto più recente rispetto al ponte e alla strada. Si tratta infatti di un'opera realizzate con pietre fluviali non lavorate, di varie dimensioni, legate con calce.

Un'attenta osservazione di questa muratura moderna mostrava però che questa inglobava una piccola costruzione (Foto 14) realizzata con una tecnica diversa da tutto il resto. Era stato infatti utilizzato un tipo di calce molto più tenace, impastata con numerosi frammenti di terracotta triturata: è la tipica miscela usata dai romani per la costruzione di strutture idrauliche (Foto 15). Inoltre, a differenza del muro di contenimento, obliquo rispetto alla strada, questo breve tratto era invece parallelo alla carreggiata.

Lo scavo del tratto compreso tra la il muro (Foto 16) in calcestruzzo idraulico e la strada evidenziava la presenza di una costruzione (Foto 17) quadrangolare, di circa 5 metri di lato, realizzata con i soliti blocchi squadrati in calcare. Sono riconoscibili dei muri perimetrali dello spessore di 110 cm., mentre l'interno risulta riempito con grosse pietre naturali e ghiaia. Si tratta probabilmente dell'imboccatura di un pozzo (Foto 18) o cisterna.

Al di sotto di un lato dell'imboccatura del presunto pozzo, era stata realizzato un piano con blocchi squadrati tra i quali erano incastrati dei ciottoli fluviali (Foto 19 - Foto 20 - Foto 21). Si tratta evidentemente di un piano di calpestio, ribassato rispetto al pozzo e alla strada proprio per facilitare al passante l'approvvigionamento d'acqua, secondo uno schema ancora oggi visibile in molte fontane pubbliche della Sardegna.

Proseguendo lo scavo lungo il piano di calpestio ribassato, veniva in luce un'altra struttura rialzata di un filare rispetto a quest'ultimo. Anch'essa costruita con grossi blocchi squadrati, non presenza però il lato più lungo rettilineo, bensì diviso in due parti ben distinte, in modo da formare un angolo molto aperto (Foto 22 - Foto 23).

Relazione archeologica Sembrerebbe di riconoscere un'imboccatura di un altro pozzo o cisterna, anch'esso riempito con materiale di riporto. Il resto della costruzione potrebbe essere il basamento di una struttura più elevata, forse legata a strutture idrauliche. Non possiamo però escludere la possibilità dell'esistenza di un punto di osservazione, a guisa di piccola torre, necessaria per controllare il traffico sul ponte che, visto il restringimento della carreggiata sopra di esso, non permetteva il passaggio contemporaneo di due carri di grosse dimensioni (Foto 25).

Le strutture venute in luce durante i recenti scavi presso il ponte romano di Decimomannu, testimoniano per la prima volta in Sardegna l'esistenza, in epoca romana, di edifici pubblici destinate ad offrire i servizi necessari ai viaggiatori. Soltanto con un nuovo intervento di scavo potremo approfondire le nostre conoscenze su questo aspetto ancora poco conosciuto dell'antichità, e scoprire se, oltre alle strutture per l'approvvigionamento idrico, fosse presente anche una stazione di posta, un punto di osservazione e tutto quanto era necessario durante la sosta.

L'area è stata infine sistemata per migliorarne la fruizione pubblica, e allo stesso tempo proteggere le parti più soggette al degrado. Le strutture relative all'antica area di sosta e servizio sono state ricoperte provvisoriamente con “tessuto-non tessuto”, a sua volta ricoperto da sabbione (Foto 26 - Foto 27). La loro posizione al di sotto dell'attuale piano stradale, infatti, suggerisce un ulteriore intervento che, oltre ad allargare l'area di scavo, preveda anche adeguate misure di drenaggio e scolo delle acque, nonché le necessarie protezioni delle murature.

Per quanto riguarda la strada romana, sono stati lasciati a vista circa 50 metri di acciottolato, delimitati da una recinzione in paletti di castagno, che comprende anche l'area ricoperta dove sono ubicate le strutture antiche di servizio (Foto 28 - Foto 29 ). A lato della recinzione è stato lasciato libero un sentiero per il passaggio dei visitatori, ricoperto di terriccio, che conduce direttamente al ponte. Si eviterà così il passaggio di automezzi, e allo stesso tempo si faciliterà la visita al monumento (Foto 30).

E' stato realizzato anche un nuovo pannello didascalico bilingue in alluminio e serigrafia, delle dimensioni di m. 1x1, che si aggiunge a quello già esistente, oltre a cartelli indicatori che indirizzano il visitatore verso i due ponti esistenti nel territorio di Decimomannu. (Tav. VIII)

Il ponte sul rio Flumineddu (Tav. V - Tav. VI - Tav. VII)

Relazione archeologica Presso il centro abitato di Decimomannu, lungo una vecchia strada campestre che conduceva a S. Sperate, è visibile ancora in buono stato di conservazione un ponte ad un'arcata. Costruito sicuramente in età posteriore a quello del Fluminimannu, è però apprezzabile per la tecnica edilizia raffinata (Foto 33 - Foto 34).

L'estradosso è costruito in pietre squadrate di arenaria, mentre l'intradosso è costruito ancora da pietre squadrate nelle tre file inferiori, mentre il resto della volta è interamente in mattoni cotti, che si incastrano tra i blocchi degli archi. Si tratta di mattoni di colore rosso chiaro, realizzati direttamente nelle dimensioni di cm. 5x13x24 circa. Quest'ultimo particolare ci suggerisce una costruzione tarda, in quanto i mattoni usati nell'edilizia romana in Sardegna sono sempre ricavati dal taglio di mattoni di dimensioni maggiori.

Relazione archeologica I parapetti sono invece costruiti con materiali vari: ancora qualche blocco di arenaria, e numerosi ciottoli fluviali di varie dimensioni. L'opera è apprezzabile anche dal punto di vista artistico, per la presenza di un bassorilievo in marmo, rappresentante una croce stilizzata, inserito all'interno di uno dei parapetti. Si tratterebbe dello stemma dei Frati della Mercede, del quale un esempio analogo è visibile nella basilica di Bonaria a Cagliari. Questo particolare daterebbe, se non con sicurezza la costruzione del ponte, perlomeno un restauro eseguito durante il periodo della dominazione spagnola in Sardegna (Foto 31 - Foto 32).

Durante l'intervento di restauro sono stati effettuati dei saggi di scavo al di sotto dell'odierno alveo fluviale, per verificare la consistenza della fondazione del ponte. Anche qui si nota la differenza con la struttura del ponte romano sul rio Fluminimannu: il primo infatti era costruito sopra alcuni filari di grossi blocchi irregolari di pietra vulcanica, mentre quest'ultimo poggia direttamente sulla ghiaia del terreno alluvionale, dal quale è separato soltanto da un filare di pietre piatte, leggermente aggettanti verso l'esterno (Foto 35 - Foto 36).

Completa l'analisi della struttura la presenza di muri d'ala lungo il greto del fiume, per pochi metri di distanza dal ponte. Anche questi ultimi sono costruiti con materiali compositi, senza un'apparente regolarità, come blocchi squadrati d'arenaria, mattoni, pietre vulcaniche e ciottoli fluviali: sembra quasi si siano utilizzati materiali avanzati dalla costruzione della struttura principale. Si tratta comunque di un'opera coeva al ponte, come mostra la presenza, negli incastri tra le arcate e gli argini, di pietre tagliate appositamente ad angolo.

L'intera struttura, compresi gli argini, era completamente intonacata, forse più volte in periodi diversi (Foto 37).

Infine, si è proceduto all'asportazione dello strato superficiale di terra che ricopriva il passaggio sopra il ponte, per verificare se anche in questo caso esistesse una strada più antica. E' venuto alla luce un breve tratto di acciottolato, limitato alla parte corrispondente al ponte, mentre il resto della strada era in terra battuta. L'inizio e la fine dell'acciottolato è delimitato da un filare irregolare di pietre di medie dimensioni, mentre il resto del pietrame, di piccole dimensione, non mostra di avere un disegno regolare (Foto 43 - Foto 44).

In questo monumento si è intervenuti, più che dal punto di vista dello scavo archeologico, da quello del consolidamento e del ripristino ambientale. Infatti questa località, da alcuni anni, era diventata luogo di discarica abusiva, e il prosciugamento del corso fluviale aveva eliminato anche quella fonte di pulizia determinata un tempo dall'acqua corrente. La presenza di materiale infiammabile, inoltre, era stata causa di numerosi incendi, che aveva ricoperto di fuliggine l'intera struttura (Foto 38).

Si è proceduto quinti ad un'accurata pulizia di tutte le pareti a vista, che ha restituito il colore originario alle pietre e ai mattoni, nonché ai tratti di intonaco superstiti (Foto 39). Sono state effettuate anche delle chiodature con barre d'acciaio, nei punti soggetti a lesioni (Foto 40).

L'area è stata infine resa fruibile al pubblico, con la posa di uno spesso strato di ghiaia sopra l'originario alveo fluviale (Foto 41 - Foto 42), e con la costruzione di una piccola scalinata e di parapetti in legno (Foto 45 - Foto 46).

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