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Ponti Romani


Si tratta dei monumenti romani più importanti ritrovati in loco e sono due.
Uno, costruito per l'antica via che da Cagliari portava a Sulcis, si trova non lontano dalla statale N.131, a sud di essa per chi la percorre verso Iglesias e appena superata la linea ferroviaria Cagliari-Sassari, in una regione che è detta volgarmente “Bingia Manna”.
Due archi sono bene in vista, uno è interrato.
“La lunghezza complessiva dei tre archi è di metri 36,40. Nell'arco interrato, inserito nella struttura del muro vi è un sarcofago in tufo calcareo”. “F. Fois - I ponti romani in Sardegna” Tip. Gallizzi-Sassari, 1964 -
Il materiale del ponte è costituito da conci calcarei squadrati. Il fondo stradale è quasi del tutto distrutto. Solo in qualche punto affiora qualche frammento del selciato.
E' sicuro che il ponte, sulla direttrice di quanto è rimasto, proseguiva attraversando il fiume Mannu (è quello che, in cui è stato costruito il ponte romano, sempre in territorio decimese e non lontano dall'altro Mannu, attraversa la statale 130 ad ovest della linea ferroviaria Cagliari-Sassari.

Lo scolopio Vittorio Angius (Nel Dizionario del Casalis- Torino 1853, vol.VI - pag.18 - cit. anche dal Fois) ci ha lasciato scritto:
“... a mezzo miglio, sopra il ponte dei tredici archi, l'aquidotto trapassava il Caralita (=Flumini Mannu o Sesi)”.
Il Fois (op. cit. nel testo a pag.34) parla di “manufatto di tredici archi”. Lo si deduce che sono non pochi, perché il letto del fiume è alquanto largo.
Lo Spano nel suo B.A.S. (n.5-A.VIII-Maggio 1862- Articolo: “Bolli figulini di Decimo”) parla del “meraviglioso ponte di nove foci, della stessa solidità di quello di Torres”.
Lo stesso Spano in una nota all'Itinerario del La Marmora, da lui tradotto e compendiato (Cagliari- Tip. Algana- 1868- pag.174- n.3) parlando di Decimo, avverte: “Vi è da vedere il ponte romano di molte foci quasi intiero”.

L'altro ponte in località Spainadroxiu ancora in discrete condizioni viene denominato dagli abitanti Su ponti de su tiaulu (ponte del diavolo) presenta un arco di m.6,50 e una larghezza di m. 2,50.

 Ponte Romano I secolo a. C.

LA VIABILITA' TRA CAGLIARI E S. ANTIOCO

Le antiche città di Karalis (Cagliari) e Sulci (S.Antioco), i due centri più importanti della Sardegna sud-occidentale in età punica e romana, erano collegate da due strade. La prima, costiera, passava attraverso le città di Nora, Bithia e Tegula; la seconda, interna, dopo aver costeggiato la Laguna di Cagliari, oltrepassati i paesi di Elmas e Assemini, all'altezza di Decimomannu deviava verso occidente in direzione di Siliqua e Villamassargia, attraversando la valle del Rio Cixerri. Nei pressi di Piolanas la strada si divideva in due tronconi: quello a nord raggiungeva la valle di Antas (nei pressi dell'antica Metalla) e si dirigeva verso il golfo di Oristano; quello a sud puntava verso la fortezza di Monte Sirai e giungeva al mare presso Matzaccara (Popilum), e seguendo la costa terminava a Sulci, dopo aver superato con un ponte il canale che separa l'isola di S.Antioco dalla terraferma.

L'utilizzo di questo percorso risale certamente ad età punica, come suggeriscono i numerosi ritrovamenti archeologici avvenuti lungo tutto il tracciato e l'importanza dell'industria mineraria nel Sulcis sin dalle epoche più remote.

La sistemazione definitiva della strada avvenne probabilmente in età romana: le numerose pietre miliari rinvenute attestano l'esecuzione di lavori di restauro e manuntenzione a partire dal I secolo d.C.

IL PONTE ROMANO DI DECIMOMANNU

La prima notizia sul ponte appare nella Geografia della Sardegna , scritta da Giovanni Francesco Fara nella seconda metà del sedicesimo secolo. In quell'epoca il ponte aveva tredici arcate e raggiungeva una lunghezza di circa 160 metri.

Nella seconda metà dell'Ottocento alcuni studiosi lo ricordano ancora in uso, deprecando il suo stato di abbandono e auspicando degli interventi di restauro. Sino all'inizio di questo secolo il ponte era ancora transitabile, come dimostrano alcune foto d'archivio. Negli ultimi decenni, a causa di lavori di sistemazione idraulica, il monumento è stato in parte distrutto o interrato con la costruzione di argini artificiali.

Oggi sono visibili, per chi proviene da Decimomannu, le prime tre arcate del ponte, che sono state oggetto di lavori di restauro curati dall'amministrazione comunale nel 1995. I resti di un altra arcata sono riconoscibili, nei periodi di siccità, nell'alveo del vicino corso fluviale, chiamato Rio Sesi dai locali, e Flumini Mannu in alcune carte geografiche.

Sono riconoscibili più interventi di restauro effettuati lungo i secoli, ai quali corrispondono diverse fasi edilizie. Tali lavori erano periodicamente necessari in questo genere di costruzioni, particolarmente soggette ai danni provocati dalle inondazioni.

La struttura originaria venne realizzata con blocchi squadrati di calcare messi in opera a secco ed è conservata ancora oggi nelle arcate e nei resti in parte crollati all'interno dell'alveo del Rio Sesi. In un secondo momento il ponte venne ricostruito con l'utilizzo di blocchi antichi e l'inserimento di zeppe e malta cementizia; in alcune parti vennero sistemati dei ciottoli fluviali affogati nello stesso tipo di malta, in modo da creare una sorta di intonaco. In altri punti i ciottoli vennero inseriti nella muratoria senza la malta a vista, probabilmente in un periodo successivo. L'ultima fase di restauro, quella attuale, è riconoscibile per l'uso di blocchetti squadrati in arenaria.

Nel lato Nord Ovest è visibile uno sperone frangiflutti, elemento utilizzato dagli ingegneri romani per diminuire la pressione esercitata dalle acque sulle strutture murarie. La carreggiata è costruita dai ciottoli fluviali pressati direttamente sul terreno. Sono ancora presenti, sotto la strada sterrata attuale che conduce al paese, denominata nelle mappe Strada Comunale del Ponte Romano , tracce dell'acciottolato antico. Questo è affiancato da un muro di delimitazione destinato a proteggere la via dalle inondazioni. Anche in questo caso sono riconoscibili due fasi edilizie: la più antica in blocchi squadrati messi in opera a secco, contemporanea alla costruzione originaria del ponte; la seconda realizzata con la stessa tecnica dei restauri, cioè con ciottoli fluviali affogati nella malta. Durante i lavori di restauro del 1995, sono stati individuati al di sotto di questo muro resti di altre murature realizzate con grossi blocchi squadrati (ora ricoperti), di non precisabile interpretazione, ma che fanno pensare ad opere viarie ed idrauliche più antiche dei resti oggi visibili. Non è possibile datare con precisione la costruzione del ponte, vista l'assenza di fonti storiche ed epigrafiche che lo riguardano. Dai confronti con strutture simili meglio databili esistenti in Sardegna, è plausibile proporre una datazione non precedente all'impero di Augusto, tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I d.C.

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