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Dai valore alla vita
COME CI DIVERTIVAMO

Raccolta di giochi antichi sardi
Con cui si divertivano i bambini di un tempo

Nei paesi della Sardegna e
a Decimomannu in particolare

Fin dal tempi antichi il gioco era un divertimento, un passatempo, un esercizio ricreativo, che impegnava la mente o l'abilità fisica di bambini e adulti.

A volte, guardando gli anziani che vivono nelle nostre famiglie, riesce difficile pensare che diversi anni prima siano stati bambini e, come tali, abbiano giocato, corso e vissuto i divertimenti tipici dell'infanzia.

Ma come si divertivano i bimbi di 40, 50, 60 (o più) anni fa?

Per saperlo l'abbiamo chiesto a loro, gli ex-bambini, che ci hanno descritto i giochi e ci hanno a lungo parlato dei loro divertimenti.

Quanto ci hanno detto è stato raccolto in questo lavoro che si propone di risvegliare nei lettori non più tanto giovani il ricordo della loro infanzia e nei nostri ragazzi l'entusiasmo di tornare a giocare spontaneamente senza l'ausilio dei mezzi moderni derivanti soprattutto, dall'informatica che poco lasciano alla fantasia e alla spensieratezza.

Questo lavoro ci ha fatto scoprire la semplicità ma anche l'originalità dei giochi di una volta, spesso costruiti con materiali poverissimi e nati da una fantasia fervida e, per così dire, in grado di attingere risorse dall'ambiente circostante.

Certo esistevano anche giocattoli complessi o costosi, ma erano a disposizione di una ristretta fascia di persone..... quelle più ricche!

I nostri anziani generalmente non appartenevano a tale categoria, ma dalle loro parole e dalle loro espressioni siamo più che sicuri che, nonostante la semplicità dei giochi, si siano divertiti talmente tanto che..... avrebbero voglia di tornare indietro!

Di seguito pubblichiamo la descrizione e le modalità di svolgimento di alcuni giochi di cui ci hanno parlato i nostri non più giovani.

grazie dell'attenzione che vorrete riservarci e buon divertimento

N.B. durante la manifestazione chi volesse, adulti e bambini potranno partecipare in squadra o da soli, direttamente ai giochi dandone notizia agli animatori. Perciò organizzatevi per giocare a birillias, a quaddus fottis, a luna monte o ..., a quello che che meglio preferite.

Il Servizio Animazione al gioco

  

Giogai a...

"A muru"

Ci si posizionava di fronte a un muro e si tirava contro delle monetine, o dei tappi a corona oppure dei bottoni. Chi si avvicinava di più al muro guadagnava tutta la posta ovvero tutte le monete lanciate al muro.

"a s'ampua" o "gruxis e grastus"

Si utilizzava un muro che avesse possibilmente la base perfettamente pulita e si lanciava ognuno una moneta cercando di finire quanto più vicino alla base del muro.

La posta in gioco era data dalle monte lanciate che potevano essere più di una per giocatore o di valore unitario più o meno grande. L'ultimo più lontano dal muro aveva il compito di sollevare le monete per aria (S'ampua) chiedendo al primo più vicino al muro: testa o croce? (Gruxis o grastus ?) l'interrogato vinceva il numero delle monete che cadendo per terra avessero mostrato il verso da lui dichiarato. Di seguito venivano interrogati i giocatori in ordine di distanza dal muro. Una versione più semplice del gioco avveniva tra due giocatori di cui uno sollevava semplicemente una sola moneta e l'altro doveva indovinare il verso quando questa fosse caduta per terra o sul palmo della mano dell'altro giocatore.

"a pisincheddu" (detto anche "mondo")

partecipanti: 2 o più persone 

spazio: piano e liscio

Occorreva tracciare sulla terra battuta uno schema diviso in sei parti uguali in cui si lanciava un sasso piatto soprannominato "sa pedra lada". Lo si doveva raggiungere saltando su una gamba sola ed evitando di toccare la riga tracciata delle varie caselle numerate, davanti allo schema si traccia una linea, cioè il punto dal quale si deve lanciare la pietra, "sa pedra lada", che poi sarà spinta con il piede senza farla uscire dal margine delle caselle, quando tutti hanno compiuto il primo giro la pietra viene lanciata nella seconda casella e cosi di seguito gioco termina quando tutti hanno compiuto l'intero giro.

"a cuadd'e canna"

Si costruiva il "cavallo" con una canna: sulla cima veniva inserita una testa di cavallo costruita alla buona con materiali di fortuna incise, poi vi si attaccava una corda per le redini. Una cordicella fungeva da frustino. Con questi "cavalli" si inscenavano le avventure più fantasiose.

"a birfflias"

Questo gioco aveva diverse varianti:

La più in uso nel nostro paese era "a foghedda" anche detta "a bintunu". 

Si faceva una buca (chi aveva un paio di scarpe robuste usava il tacco delle stesse, ma se il terreno era duro occorreva ricorrere a qualche attrezzo) e ci si allontanava di qualche passo. Poi si lanciavano is birillias, di terracotta o più recentemente di vetro, cercando di centrare la buca o quanto meno di andarci vicino. Se due o più giocatori guadagnavano la buca si estraeva a sorte per chi dovesse iniziare il gioco. Se nessuno dei giocatori riusciva a entrare in buca iniziava il gioco quello più vicino alla stessa.

Prima di tutto il primo giocatore doveva fare in modo di far uscire dalia buca le altre birillias avendo a disposizione solo tre colpi, dopo di che, colpendo is binllias che più conveniva, sommando tre punti per ogni colpo andato a segno, doveva arrivare a 21 punti e sa birillia che veniva colpita al ventunesimo punto diventava di proprietà del colpitore solo se tra la sua birillia e quella colpita vi fossero tre palmi. Esaurita la prima conta poteva iniziare da capo e guadagnare così quante più birillias possibili, liei momento in cui il primo giocatore sbagliava entrava in campo il secondo in ordine al piazzamento al momento di inizio del gioco, di cui ovviamente bisognava tenere memoria, perché in quel momento is birillias potevano essere a distanze diverse a causa del gioco precedente. E così di seguito i giocatori, che spesso erano anche quattro o cinque, entravano in gioco se non erano già stati eliminati e quindi perso la propria birillia. Fino a esaurimento dei concorrenti. Oltre alle regole appena descritte bisogna ricordare che sa foghedda poteva essere utilizzata come compagno di squadra, in quanto spesso conveniva entrarvi perché valeva tre punti e permetteva la manovra di avvicinamento alle biglie che potevano risultare troppo lontane per essere colpite, ma poteva accadere che sa birillia dell'avversario, indirizzata con una serie di colpi verso sa foghedda vi andasse a cadere, in questo caso c'era la possibilità di arrivare a ventuno colpendola piano facendo in modo di non rimarvi a propria volta dentro, ma il colpo del bintunu doveva fare in modo che sa birillia dell'avversario schizzasse fuori de sa foghedda e finisse a almeno tre palmi dalla propria. Nel caso in cui non si fosse stati d'accordo sulle misure (per esempio la distanza de "su bintunu" o dalla foghedda all'inizio del gioco) si soleva dire " inzandus ammadeus", allora misuriamo e le misure non erano prese con il metro, ma a palmi e dita, ovviamente le misurazioni le faceva lo stesso bambino, possibilmente quello estraneo alla disputa. Accadeva che di questo gioco si mettessero su dei veri e propri campionati tra gruppi di giocatori appartenenti a diversi rioni. Ma era raro che venisse accettato un giocatore di altre zone del paese, specialmente se era noto per essere forte nel gioco, a meno che non si trattasse di una vera e propria sfida a cui in quel caso assisteva con grande tifo tutto il gruppo ospitante.

La seconda variante era quella de "a riga"

Era sufficiente tracciare una riga di circa due metri sul terreno di gioco. Il gioco consisteva nel tirare la propria birillia cercando di posizionarla quanto più vicino alla riga. Chi risultava più vicino ovviamente poteva far sue tutte le altre birillie.

La terza variante era quella de "a triangulu"

Consisteva nel tracciare un triangolo equilatero dentro il quale si metteva la "posta" in gioco ovvero un certo numero di birillie da parte di ciascuno dei giocatori.

Anche in questo caso aveva diritto a iniziare il gioco chi si avvicinava di più al perimetro del triangolo senza finirvi dentro, pena perdita della birillia, che andava a aumentare la posta. In quest'ultimo caso il giocatore che perdeva la birillia poteva rientrare In gioco con un'altra. Per potersi guadagnare le birillie bisognava colpire quelle dentro il triangolo, cercando di fare in modo che la propria non rimanesse intrappolata nello stesso, perché in quel caso poteva portarsi via le biglie uscite dal triangolo ma la propria diveniva parte della posta e il giocatore non poteva più giocare. Se capitava che tutti i giocatori rimanessero imprigionati nel triangolo la posta rimaneva per il gioco successivo.

Rimane da descrivere in che modo poteva essere tirata sa birillia.

A parte il gioco de "a riga" dove l'unico tiro era quello dell'inizio del gioco e ognuno lo modulava come meglio credeva perché lo scopo era solo quello di arrivare quanto più vicino alla riga, per giocare "a foghedda o bintunu" e "a tringulu" si usavano due modi molto rigidi di tirare.

Nel primo sa birillia veniva tenuta tra il pollice e l'indice col resto delle dita della mano destra strette a pugno sul polso della mano sinistra in piedi poggiata con la punta delle dita sul terreno di gioco, costringendo il giocatore ad accovacciarsi per poter intraguardare is biriilias degli avversali.

Nel gioco de "su triangulu" invece sa birillia veniva fatta partire posizionandola a fianco del dito indice della mano sinistra da "su Sbizzollu " effettuato con il dito indice della mano destra. In pratica il dito indice della mano sinistra serviva per direzionare la propria birillia, ma se il giocatore lo riteneva se ne poteva fare a meno e quindi tirare con il solo sbizzollu.

"curi su xircu"

Si prendeva un cerchio vecchio di bicicletta e lo si faceva rotolare per terra servendosi di un bastoncino. Per rincorrerlo occorrevano ... buone gambe, ma il divertimento era assicurato!

"a su telefonu"

Si prendevano due barattoli di latta che venivano forati. Poi si faceva passare il filo in uno dei due fori e lo si annodava ad una estremità. Un giocatore si posizionava in un punto con latta e filo legato, l'altro si spostava fin dove giungeva la voce. Qui sistemava il suo "apparecchio". Poi si cominciava a parlare.

"a luna monte"

si svolgeva tra due squadre composte fino a dieci o undici componenti. Dopo una conta che doveva stabilire chi dovesse iniziare il gioco, la squadra che perdeva la conta doveva sistemarsi a distanza di circa due tre metri l'uno dall'altro in posizione china con le mani sulle ginocchia, mentre l'altra squadra aveva il compito di saltare uno per uno tutti gli avversari pronunciando delle frasi in rima con i numeri da uno all'ultimo. Se non si riusciva a saltare o se si sbagliava nelle frasi in rima si veniva eliminati. Vinceva chi alla fine del gioco rimaneva col maggior numero di componenti della squadra.

"a sighi sighi"

il gioco inizia con una conta, dopo di che i giocatori prendono le distanze e colui che è stato prescelto da inizio alla gara, durante la quale cerca di trasmettere il suo ruolo (che è quello di rincorrere e acchiappare) al suo compagno che viene preso per primo.

Il gioco poteva variare nel senso che i partecipanti dovevano essere acchiappati e mano a mano si appoggiano al muro a catena però le persone che non erano state acchiappate potevano liberare i compagni imprigionati se riuscivano a toccarli, il gioco termina quando tutti i partecipanti vengono acchiappati.

"a quaddus fottis"

Era una gara di resistenza dove si svolgeva una lotta tra coppie di ragazzi dove uno sostava l'altro a cavalcioni che a sua volta doveva fare in modo che i cavalieri antagonisti cadessero a terra a forza di spintoni e strattoni, vinceva la coppia che resisteva per ultima

"a matta matta"

Era un gioco di squadra che consisteva nel formare un ponte umano dove il primo poggiava la fronte sulle mani incrociate del compagno che poggiava le spalle al muro (Sa Matta), di seguito gli altri componenti della squadra si chinavano sostenendosi ai fianchi dei compagni. La squadra avversaria aveva il compito di saltare sopra le schiene chine degli avversari, possibilmente il più in fondo possibile perché tutti potessero stare sul ponte cercando però di concentrare il peso dove pensavano poter far cedere prima la squadra avversaria.

"Cun is ferrus de quaddu"

Si piantava per terra un ferro o un bastone robusto e ci si allontanava di qualche passo. Poi si lanciava un ferro di cavallo cercando di avvicinarsi il più possibile al punto prefissato.

"a sa murra"

Il fascino del proibito

Velocità, astuzia e intuito sono le caratteristiche indispensabili che devono avere i giocatori che, ancora oggi nonostante un'anacronistico divieto, si ostinano a divertirsi, disputandosi al massimo un bicchiere di rosso.

I giocatori, abbassando simultaneamente le loro mani. Indicano un numero con le dita, gridando simultaneamente un numero da 0 e 10, per indovinare a quanto assommano le dita del giocatori.

Vince chi indovina, se tutti i dichiaranti indovinano oppure sbagliano, la giocata è nulla.

"curi sa budrunfua o bardunfula"

Si trattava dell'attuale blai blade ovvero della semplice trottola. La differenza stava nel fatto che la propulsione per far girare sa budrunfua era data da una cordicella arrotolata sulla stessa in modo che lanciandola si srotolava e imprimeva la rotazione, cosa non tanto semplice che occorreva imparare con molta pazienza. Vinceva ovviamente chi faceva girare più a lungo sa budrunfua. Ma c'erano anche delle varianti acrobatiche dove i più bravi si cimentavano nel far fare a sa budrunfua particolari percorsi o addirittura facendola girare sul palmo della mano.

"a tappus in pista"

La nascita di questo gioco è indubbiamente legato all'invenzione del tappo a corona, è questo piccolo pezzo di metallo infatti/ adoperato per chiudere bottiglie di bevande di vario genere, che si usa per giocare.

Indispensabile la costruzione di una pista , che con varie curve e rettilinei, paraboliche e chicane dovrà essere lunga parecchi metri, e potrà essere disegnata con gessi colorati su asfalto o altra pavimentazione cittadina, oppure segnata con un bastoncino, sasso, o altro, su terra battuta.

Ultimata l'operazione si parte colpendo il tappo con l'indice, o altro dito della mano, avendo cura di tenere ia mano appoggiata a terra ( a sbizzollus) ), vince chi per primo arriva al traguardo, che può essere fissato in 3 giri di pista.

REGOLAMENTO DEL GIOCO

costruita la pista dobbiamo ora decidere la posizione di partenza, un modo simpatico e utile e' fare un giro di prova al termine del quale si definiranno anche le posizioni, il primo che arriva e' anche il primo che parte.

  • se durante la gara un tappo esce dalla pista, il giocatore torna al punto di tiro precedente perdendo il turno.
  • non e' permesso colpire con il proprio tappo quelli che precedono per farsi strada.
  • nel caso in cui il contatto sia casuale, i tappi vengono messi nelle proprie rispettive posizioni precedenti, il colpitore perde il turno.
  • vince chi arriva al traguardo per primo dopo i giri di pista stabiliti prima di partire.

"LA POVERA CIECA"

Giocavano soprattutto le femmine che si mettevano in cerchio prendendosi per mano; al centro c'era una bambina con gli occhi bendati. Si cantava una filastrocca che diceva:

"La povera cieca caduta nel fosso, morire non posso.

Tiratemi su!"

A questo punto qualcuno si avvicinava alla cieca che con le mani doveva indovinare di chi si trattasse

Oggetti semplici che permettevano vari giochi:

  • fucili costruiti con pezzi di canna elastici formati da anelli ricavati da vecchie camere d'aria di biciclette
  • le fionde (frunzas) costruite con rami di olivastro a forma di Y con le tirelle derivanti da vecchie camere d'aria di biciclette, meglio se di caucciù, e un rettangolo di cuoio che avrebbe racchiuso la pietra da lanciare
  • le cerbottane utilizzabili per lanciare qualsiasi cosa che potesse esservi contenuta, per esempio l'infiorescenza de "Su card'e mobenti" attraverso il quale veniva inserita una micidiale spina di siepe di Fichi d'india o peggio ancora una "spin'e cristu" che potevano essere utilizzate a mo di freccette per colpire un bersaglio
  • gli archi costruiti con le balestre degli ombrelli rotti, con tanto di frecce anche queste parti di ombrello (più di una volta erano causa di seri incidenti)
  • le biglie di ceramica o di vetro usate per vari giochi
  • i trampoli
  • una specie di serpente fatto con una cordicella dove venivano infilati tappi di metallo a corona schiacciati
  • una specie di cannuccia usata per far volare piccoli frutti leggeri
  • le diverse trottole costruite con i materiali più vari, come le ghiande oppure modellate in legno
  • gli strumenti musicali antichi come le launeddas, su sulittu, sa trunfua (scacciapensieri)

Rassegna di giochi e passatempi antichi che si svolgevano nel nostro paese.

nell'ambito della festa di Cabudanni trova spazio un interessante raccolta di giochi realizzati con l'utilizzo e/o il riutilizzo di materie povere, frutto della ingegnosa fantasia dei bambini sardi, con i quali essi anticamente erano soliti passare il tempo. Contemporaneamente si proporranno le forme tipiche dei passatempi mediante i quali gli uomini dei paesi si dilettavano nei momenti di festa e di riposo.Con l'ausilio di artigiani e animatori saranno riproposti i giochi e simulate situazioni di festa, sedi privilegiate dei passatempi degli adulti.

L'iniziativa, assieme alla valorizzazione delle tradizioni popolari sarde, e delle attività artigianali locali intende offrire un ulteriore elemento utile alla comprensione della realtà sarda nella sua interezza.

Contemporaneamente si proporranno le forme tipiche dei passatempi mediante i quali gli uomini dei Paesi si dilettavano nei momenti di festa e di riposo (sa murra ecc).

Con l'ausilio di artigiani e animatori saranno riproposti i giochi e simulate situazioni di festa, sedi privilegiate dei passatempi degli adulti.

L'iniziativa, assieme alla valorizzazione delle tradizioni popolari sarde, intende offrire un ulteriore elemento utile alla comprensione della realtà sociale in cui hanno vissuto gli attuali non più tanto giovani dei nostro paese, riproponendo contemporaneamente ai nostri ragazzi e bambini giochi che stimolano la fantasia distogliendoli da quei giochi sedentari magari davanti al computer che poco lasciano all'inventiva.

I giochi elencati sono sicuramente solo una parte di tutti quelli che si svolgevano e che magari ancora oggi si svolgono nei cortili nelle piazze e nelle case dei nostri bambini, perciò invitiamo chiunque voglia raccontarceli a avvicinarsi presso il tavolo dell'organizzazione perché se ne farà tesoro per arricchire questa raccolta.